I Martedì Critici: Jordi Colomer

16 MAGGIO 2017, ORE 19.30. TEMPIETTO DI SAN PIETRO IN MONTORIO

A cura di Alberto Dambruoso e Francesco Careri

 

Quarto appuntamento della stagione primaverile di «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività. Ospite del quarto appuntamento stagionale sarà Jordi Colomer (Barcellona, 1962).

La formazione eterogenea di Jordi Colomer, come architetto, scenografo, artista e storico dell’arte, si riflette nella varietà dei media utilizzati nel suo lavoro in cui uno spiccato senso plastico-scultoreo è declinato in fotografie, video e installazioni, che spesso mostrano il processo della loro stessa creazione. Al centro del lavoro di Colomer vi è un’indagine sullo spazio: spazio fisico e reale, performativo e della rappresentazione si sovrappongono nella messa in scena dell’opera, producendo un’esperienza definita dall’autore di “teatro espanso”. Nel 1993, l’esposizione Alta Comèdia a Tarragona segna l’avvio della fusione del linguaggio scultoreo con elementi di allestimento teatrale e riferimenti architettonici, che caratterizzerà gran parte della sua produzione. A partire da quegli anni, dopo il significativo incontro col cinema tedesco d’avanguardia degli anni Trenta, il video diventa il mezzo privilegiato di Colomer per raccontare l’incontro delle diverse discipline. Questo incontro non si esaurisce nel contenuto del video stesso, ma si completa nel momento della proiezione, che avviene all’interno di spazi in cui sono allestite vere e proprie scenografie, sculture abitabili. Simo, presentato al MACBA-Museo di Arte Contemporanea di Barcellona nel 1997, è il primo lavoro che esprime questa svolta. A partire dal 2001, l’indagine spaziale condotta da Colomer si è estesa allo spazio urbano, portando avanti un’esplorazione dei diversi scenari della vita sociale comunitaria. Da Anarchitekton (2002-2004) è un progetto di viaggio, di attraversamento urbano memore della deriva situazionista e delle città utopiche. Il lavoro coinvolge quattro città: Barcellona, ​​Bucarest, Brasilia, Osaka, le cui strade sono attraversate da personaggi che trasportano modelli in cartone di edifici reali. I giochi di prospettive e i cambiamenti di scala creano ironiche sostituzioni e narrazioni che avanzano, con ironia e sarcasmo, una critica alla metropoli contemporanea e alla difficile sopravvivenza di un’esperienza poetica. Oltre al contesto urbano, l’esplorazione di Colomer prende in esame anche il suo opposto: il deserto, nei lavori Arabian Stars (2005) filmato in Yemen e En la Pampa (2008) nel deserto di Atacama in Cile. Nelle opere più recenti, la riflessione si concentra sul rapporto tra utopia e distopia. Prohibido cantar / No Singing (2012, che ha come sottotitolo: Opera didattica sulla fondazione di una città paradisiaca) ha come soggetto l’ascesa e la caduta di Eurofarlete, un fittizio paradiso urbano, che evoca da una parte i progetti falliti delle città-casinò in Spagna (come Gran Scala o Eurovegas), dall’altra la città priva di regole di Mahagonny immaginata da Bertoltd Brecht. ¡Únete! Join Us! è il titolo dell’ultimo progetto che Colomer presenta al Padiglione spagnolo in occasione della 57a Biennale di Venezia, che riflette sul nomadismo, sul movimento come chiave per un ripensamento radicale della società.

JORDI COLOMER

Jordi Colomer vive e lavora tra Barcellona e Parigi. I suoi lavori si trovano in numerose collezioni pubbliche, tra cui ricordiamo: Musée des Arts contemporains, Hornu (Belgio); Museo nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid; Fundacio Caixa de Pensions, La Caixa, Barcellona; Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig, Vienna; MACBA, Museu d’Art Contemporani de Barcelona, Barcellona; IVAM Instituto valenciano de Arte moderno, Valencia; MUSAC Museo de Arte contemporáneo de Castilla y León, León; Musée national d’Art moderne, Centre Pompidou, Parigi; Les Abattoirs, musée d’Art moderne et contemporain, Tolosa. Tra le più recenti esposizioni personali ricordiamo: Les Jumelles, Villa Arson, Nizza, 2002; Fuegogratis, La Galerie, Noisy-le-Sec, 2002; Le Dortoir, Centre de création contemporaine, Tours, 2003; Anarchitekton, ECCO, Espaço cultural contemporâneo. Brasilia, 2003; Anarchitekton & Les Villes, FRAC Bourgogne, Dijon, 2003; Jordi Colomer, Institut d’art contemporain, FRAC Rhône-Alpes, Lione, 2004; Arabian Stars, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, 2005; Jordi Colomer, Museo Patio Herreriano, Valladolid, 2005; (un crime), FRAC Basse-Normandie, Caen, 2005; Más estrellas, Centro Cultural de España, Montevideo, 2006; No Future, Le Spot, Le Havre, 2006; Prototipos, Château de Roussillon, 2007; Jordi Colomer, Jeu de Paume, Parigi, 2008; Jordi Colomer, Hiroshima MOCA, Hiroshima, 2009; Fuegogratis, Laboratorio Arte Alameda, Città del Messico, 2009; Screening Co Op City, Bronx Museum of the Arts, New York, 2010; L’avenir, BOZAR, Bruxelles, 2011; Prohibido Cantar / No Singing, Matadero Madrid, 2012; La Soupe Américaine, Frac Basse-Normandie. Caen, 2013; X-Ville, Arts Santa Monica, Barcellona, 2015. Tra le recenti mostre collettive: La Vision impura, Museo nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, 2006; Archipeinture, Le Plateau, Parigi e Camden Arts Center, Londra, 2006; Dinámicas de la cultura urbana, 9a Bienal de La Habana, 2006; Ida e volta: ficção e realidade, Fundação Gulbenkian, Lisbona, 2007; Grito e Escuta, VII Bienal do Mercosur, Porto Alegre, Brasile, 2009; 4th Thessaloniki Biennale of Contemporary Art, Tessalonica, 2013; Manifesta 10, Hermitage national museum, San Pietroburgo, 2014; Lost in Landscape, MART, Rovereto, 2014; Trankat episode1, 5th Marrakech Biennale, Marrakech, 2015; Prophetia, Fundació Joan Miró, Barcellona, 2015; Species of Spaces, MACBA – Museu d’Art Contemporani de Barcelona, 2016; Punk. Its traces in Contemporary Art, MACBA – Museu d’Art Contemporani de Barcelona, 2016; Utopia / Distopia, MAAT, Lisbona, 2017

ORGANIZZAZIONE

ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com

I Martedì Critici: Antoni Muntadas

2 MAGGIO 2017, ORE 19.30. TEMPIETTO DI SAN PIETRO IN MONTORIO

A cura di Alberto Dambruoso e Anna Cestelli

 

Secondo appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’ «Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività. La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, alternandosi tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina, il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna, e l’Accademia di Belle Arti di Roma, oltre che all’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo.

Ospite del secondo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, sarà Antoni Muntadas (Barcellona, 1942).

Entre/Between, la grande mostra che il Reina Sofia di Madrid dedicò nel 2011 ad Antoni Muntadas ripercorrendone gli oltre quarant’anni di carriera, non era strutturata secondo un ordine cronologico delle opere, né basata sulla specificità dei media utilizzati. Articolata in nove nuclei tematici, o meglio, nove costellazioni, l’esposizione rivelava in maniera immediata la natura della pratica artistica di Muntadas, basata su una costante, approfondita ricerca protratta negli anni, accompagnata parallelamente dalla formazione di uno spirito critico, sempre presente nella realizzazione dei suoi progetti. Le nove costellazioni in cui la mostra era articolata – microspazi, paesaggio dei media, sfere di potere, costruzione della paura, luoghi dello spettacolo, spazi pubblici, archivio, traduzione, sistemi dell’arte – tracciano l’orizzonte tematico verso cui si orienta l’opera dell’artista, da sempre impegnato nello svelamento dei meccanismi di potere che regolano alcuni contesti. La presentazione dei lavori avviene attraverso l’impiego di media diversi, alcuni provenienti dal vocabolario concettuale, come l’archivio, l’inchiesta, la documentazione, e i libri, integrati con altri, come serie fotografica, il video, l’installazione, ma anche il web: ogni elemento di questa complessa struttura concorre nel presentare i risultati delle ricerche dell’artista condotte sul campo. Si tratta di dispositivi relazionali, organizzati secondo un certo montaggio, che forniscono al pubblico gli strumenti e il contesto per poter riflettere in prima persona sugli argomenti esaminati, sul potere, le istituzioni che lo rappresentano e le contraffazioni su cui spesso si basa la loro autorità.

Tra i lavori più celebri di Muntadas vi è The File Room (1994-2011), consistente in un archivio, ora consultabile online, che raccoglie una vasta documentazione su casi storici e più recenti di censura, mentre in Between the Frames (1982-1993), l’obiettivo della sua indagine critica è puntato dritto verso il sistema dell’arte, il ruolo dei musei, delle gallerie, dei collezionisti, svelando il sostrato economico che lo governa, attraverso centocinquanta interviste ai suoi diversi attori, tra cui figurano Harald Szeemann e Pierre Restany. Muntadas è un precursore sia nel display, nella presentazione dell’opera, che ha incluso precocemente l’impiego di internet e la conversazione tra media diversi attraverso un originale “montaggio” che ha l’obiettivo di comporre nella sua totalità il progetto, sia nelle tematiche affrontate, ancora attuali, come le problematiche legate alla conoscenza trasmessa dai mass media, o la paura come esercizio di potere e sistema di controllo. Al 2005 data il progetto On Translation: Fear/Miedo, un’indagine che pone a confronto la paura sul piano personale, politico e mediatico, condotta in un territorio di confine tra Stati Uniti e Messico, tra San Diego e Tijuana. Il progetto è stato portato avanti nel 2007 tra il Nordafrica e la Spagna, col titolo On Translation: Miedo/Jauf, (“Jauf” è la parola araba per paura). In entrambi i casi, si tratta di territori di confine tuttora teatro di flussi migratori e incomprensioni, ancora un argomento di scottante attualità, come lo è Alphaville e Outros (2011), un’indagine sulla paura che genera barriere, che in questo caso ha come oggetto della ricerca le gated communities in Brasile.

Fin dalla sua partecipazione negli anni Settanta al Grup de Treball, collettivo di artisti e intellettuali di matrice concettuale, politicamente attivo contro il regime dittatoriale franchista, Muntadas è un artista impegnato che, lontano da ogni slogan o propaganda, ha messo al centro della sua ricerca indipendente l’urgenza di porsi interrogativi, di riattivare negli spettatori una coscienza critica.


ANTONI MUNTADAS  vive e lavora a New York dal 1971. Ha insegnato in diverse istituzioni in Europa e negli Stati Uniti, tra cui l’Ecole Nationale des Beaux Arts a Parigi, l’Ecole des Beaux Arts a Bordeaux e a Grenoble, University of California a San Diego, il San Francisco Art Institute, Cooper Union, l’Università di San Paolo del Brasile e l’Università di Buenos Aires. Insegna attualmente presso il Dipartimento di Architettura del MIT, Cambridge, Massachusetts e allo IUAV a Venezia.

Il suo lavoro è stato esposto in numerosi musei, tra i quali ricordiamo: il MoMa di New York; Berkeley Art Museum; Musée Contemporain de Montreal, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid, Museo de Arte Moderno a Buenos Aires, Museu de Arte Moderna a Rio de Janeiro, e il Museu d’Art Contemporani de Barcelona. Il suo lavoro è stato incluso in varie mostre internazionali, tra cui: le edizioni VI e X di Documenta a Kassel (1977, 1997); Whitney Biennial of American Art (1991); la 51a Biennale di Venezia (2005), dove ha presentato On Translation: I Giardini, presso il Padiglione spagnolo, e altre Biennali a San Paolo del Brasile (1983), L’Avana (2000), Taipei (2002), Gwangju (2004), Istanbul (2011) e alla Triennale di Parigi (2012).

Tra le recenti esposizioni personali ricordiamo: Protokolle, Württembergischer Kunstverein, Stoccarda (2006); Proyectos Urbanos (2002/2005), Hacia Sevilla 2008 al Centro de las Artes de Sevilla (2006); Histoires du couteau, Le Creux de l’enfer, Centre d’art contemporain, Thiers (2006-2007); On Translation: Açik Radyo, Myths and Stereotypes al Museo d’arte moderna di Istanbul (2010); About Academia, The Carpenter Center for the Visual Arts, Harvard University, Cambridge, Massachusetts; Arizona State University Art Museum e American Academy in Rome (2011); Muntadas: Entre/Between al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2011–2012).

Il suo lavoro si trova, tra le altre, nelle seguenti collezioni pubbliche: The Museum of Modern Art, New York; The Solomon R. Guggenheim Museum, New York;  Long Beach Museum of Art, Long Beach, California; Rotch Library – M.I.T., Cambridge, Massachusetts; Centre George Pompidou, Paris; Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Fundació Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA); Fundació La Caixa, Barcelona; Instituto Valenciano de Arte Moderno, Valencia; Ludwig Museum, Budapest; Palais de Beaux Arts, Bruxelles; Fundaçao de Serralves, Porto; Museo de Arte Moderno, Buenos Aires; Museu de Arte Contemporanea, São Paulo; Museo de Arte Contemporaneo, Caracas; The Banff Centre, Banff, Canada; National Gallery, Ottawa; Israel Museum, Gerusalemme.

Muntadas ha inoltre ricevuto premi dalle seguenti istituzioni: Solomon R. Guggenheim Foundation, Rockefeller Foundation, National Endowment for the Arts, the New York State Council on the Arts, Arts Electronica di Linz; Laser d’Or a Locarno, il Premio Nacional d’Arts Plastiques concesso dal Governo catalano, il Premio Nacional de Artes Plásticas nel 2005 e il Premio Velázquez de las Artes Plásticas nel 2009, rilasciato dal Ministero della Cultura spagnolo.

 INFO PUBBLICO Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO. Exposición de Alberto Di Fabio – Kepa Garraza

PROYECTO COMISARIADO POR RAFFAELE QUATTRONE CON OBRAS DE ALBERTO DI FABIO Y KEPA GARRAZA

11 DE MAYO – 9 DE JUNIO DE 2017. SALA DE EXPOSICIONES DE LA REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA / ENTRADA GRATUITA HASTA COMPLETAR AFORO

El “más allá de toda duda razonable” es un principio del derecho en virtud del cual el juez emite una sentencia de condena desde el momento en que se halla en posesión de pruebas suficientemente evidentes para justificarla. En otras palabras, el principio del “más allá de toda duda razonable” es una prueba de certidumbre, que se diferencia claramente de la condición social y cultural contemporánea que el sociólogo alemán Ulrich Beck define como “sociedad mundial del riesgo”, donde la certeza acerca del progreso de la Modernidad se ha visto definitivamente sustituida por la duda, es decir, por el método a través del cual nace y se desarrolla la propia Modernidad.

Esta es la clave de lectura utilizada por el comisario Raffaele Quattrone para leer las obras de Alberto Di Fabio y Kepa Garraza: dos prácticas artísticas de gran calidad que reflexionan acerca de la manera en que percibimos y esperamos la realidad. Este proyecto, iniciativa del ccomisario Raffaele Quattrone, se enmarca en la línea de colaboración con comisarios italianos que la Real Academia de España en Roma está promoviendo.


Alberto Di Fabio, artista de gran fama internacional, nos tiene acostumbrados desde hace tiempo a una reflexión acerca de cómo percibimos lo que nos rodea aumentando lo que es pequeño e invisible, pero no por ello menos importante para nuestra existencia. Átomos, neuronas, células, pero también el aura, la energía fosfénica, los paisajes mentales. Una “realidad paralela” que se desvela a los ojos del visitante a través de este signo único y distintivo, estimulando meditaciones, recogimiento, concentración. Un “juego” de inversión de perspectivas que se convierte en método para un crecimiento espiritual y moral. Obras que se convierten en puertas de acceso a mundos paralelos donde la belleza y la armonía nutren y regeneran nuestro ser.

Kepa Garraza, artista español asentado en Bilbao, muestra una selección de obras de su nueva serie “Power”, algunas de las cuales han sido ejecutadas para la exposición en la Real Academia. Es esta serie, el artista reflexiona acerca de la representación del poder en la cultura occidental, desde la Grecia clásica hasta nuestros días, tomando como punto de partida el uso de la escultura en la producción de retratos de personajes históricos directamente vinculados con el poder político o militar. Así, encontramos a Julio César, Alejandro Magno, Vladimir Putin, Napoleón Bonaparte o Stalin. Personajes que han hecho la historia de Occidente y que emplearon el arte como instrumento de propaganda. Tenemos también aquí un estímulo a nuestra capacidad de percepción: no hay que creer inmediatamente la versión oficial.

Raffaele Quattrone es sociólogo y comisario de arte contemporáneo. Es presidente del departamento de Emilia Romagna de la Asociación Italiana de Sociólogos, director de la Revista Startup (editada por Joomag en Estados Unidos), embajador del proyecto Rebirth-Terzo Paraíso creado por Michelangelo Pistoletto, colaborador del Wall Steet International Magazine y de la Galería Sedition de Londres, fundada por Harry Blain propietario de la galería de Blain|Southern. Ha comisariado diversas exposiciones, en espacios tanto institucionales como no institucionales y publicado dos libros sobre la relación entre sociología y arte contemporáneo.


INFORMACIÓN COMPLEMENTARIA: Oltre ogni ragionevole dubbio. Quattrone, Di Fabio y Garraza

Quello che muta non muore. Il debutto della vecchia ballerina

26 aprile 2017. Cripta dell’accademia, ore 21.00 / ingresso libero fino a esaurimenti posti

El cambio
de estación. No cesará
la orquesta – no es posible acallar
su melodía-. Escucha. Escucha tal vez puedan dos tristes bailarines
al fin
acompasarse. Tú baila. Tú baila baila baila
– si antes
te aferraste
ahora
te desprendes-. Tú baila y mientras bailas
aprende lo que dice- lo que muda
no muere- aprende
lo que dice
la canción del otoño:
lo que muda
no muere.

“Aprender”, Ada Salas

 

Questa azione è il primo capitolo di L’età della carne, un processo di ricerca e creazione artistica sull’invecchiamento dei corpi.

Quello che muta non muore apre uno sguardo microscopico al passare del tempo come agente costruttore della materia. I paesaggi respiratori che state guardando sono immagini prese da colture di diverse materie realizzate dal mese di febbraio di questo anno.

Questi paesaggi si incontrano col corpo della vecchia ballerina, una creatura nata vecchia e ballerina nello stesso tempo. Un corpo gravitatorio, di movimento fragile che questa sera farà il suo debutto.

 

 

Jorge Carruana Bances e il cinema d’animazione cubano degli anni ‘60

26 aprile 2017. Sala conferenze della real academia de españa en roma, ore 19.00 

Come parte delle attività parallele alla mostra Jorge Carruana: Fumetti, sesso, guerra…, è stato organizzato il programma audiovisivo Jorge Carruana e il cinema d’animazione cubano degli anni ’60, con la presentazione a Roma di alcuni cortometraggi d’animazione dell’artista. La proiezione verrà introdotta dalla curatrice della mostra, Suset Sánchez, e dal Dr. Xose Prieto Souto, Professore di comunicazione audiovisiva dell’Università Carlos III di Madrid. La sessione cinematografica avrà luogo nella Sala conferenze della Reale Accademia di Spagna a Roma il 26 aprile alle ore 19.

Le pellicole sono state recuperate dagli archivi dell’Istituto Cubano di Arte e Industria Cinematografici (ICAIC) dell’Avana, grazie al lavoro della ricercatrice Miryorly García. La maggior parte delle opere audiovisive incluse nel programma, tra cui il cortometraggio El gallito de papel, la cui sceneggiatura, regia e animazione furono a cura di Carruana, non viene proiettata dagli anni Sessanta, e pertanto questa è un’occasione unica per apprezzare la vitalità delle produzioni della prima generazione di registi del Dipartimento di Cartoni Animati dell’ICAIC.

Tra le opere cinematografiche realizzate, sono presenti due cortometraggi animati fondamentali di questa prima fase creativa di Carruana, El gallito de papel (1964) e Un sueño en el parque (1965). Il primo, sceneggiatura, regia e animazione dell’artista, è una favola sugli archetipi del bene e del male riprodotti nel gioco e nell’immaginazione infantile. Con un disegno geometrico semplificato e l’alternanza di piani di colori che definiscono le forme e gli sfondi, l’artista ottenne un’opera di pregevole risultato estetico che catturò l’attenzione del pubblico e della giuria in importanti festival di cinema europei a metà degli anni ’60. Un sueño en el parque, con disegni e animazione dell’artista, è una poetica dichiarazione antibellica che ha come scenario la guerra nucleare. Entrambe le pellicole dimostrano la maestria di Carruana come disegnatore, uno degli elementi fondamentali del suo lavoro che si può apprezzare anche nell’esposizione ospitata dalla Reale Accademia di Spagna a Roma, e con cui entra in dialogo questo programma audiovisivo.

 

RAER_VIDEO_JCB_CORTINILLA_FICHA_VIDEOS

Revisione del portafoglio di fotografie PHOTOESPAÑA. 5 – 6 maggio 2017

La Fondazione Ankaria in collaborazione con PHotoEspaña, Festival Internazionale di fotografía e delle arti visive, e l’Accademia di Spagna a Roma, l’organizzazione di una revisione del portafoglio che si terrà il 5 maggio (16.00 alle 20.00 h.) E il 6 maggio ( 10,30-16,00 h) presso la sede dell’Accademia di Spagna a Roma.
Il porfolio la visione è un programma formativo che è stato progettato per i fotografi che stanno sviluppando un corpo di lavoro e cercando diverse prospettive professionali al fine di migliorare la loro presentazione e dare visibilità al loro lavoro. Un totale di 15 fotografi saranno in grado di mostrare il loro lavoro in una presentazione di 20 minuti con tre curatori di rilievo e manager.

PROFESSIONISTI

Claude Bussac, Direttore La Fábrica, España
Isabel Elorrieta, Direttore Fundación Ankaria, España
José María Luna, Direttore dell’Agenzia Pubblica per la gestione della Casa Natal Picasso e di altri musei e culturali strutture della città di Malaga
Ramón Gonzalez, Curatore indipendente
Esperto entità culturale italiana

DATA E LUOGO

Biblioteca della Real Academia de España en Roma
Venerdì 5 maggio, di ore 16.00 a 20.00
Sabato 6 maggio, di ore 10.30 a 14.00

SCARICARE BANDO E PROGRAMMA Bando e programma. 5-6 maggio 2017

Il diaframma è un muscolo / una cupola che sostiene tutta la fascia scapolare, la parte alta della colonna, gli arti superiori e il cranio. È il muscolo / cupola che regge il nostro essere – cuore – testa.

È inserito fra l’apofisi xifoide dello sterno, i bordi costali della parete toracica, le estremità dell’XI e della XII costola, legamenti della parete addominale posteriore e le vertebre lombari L1, L3 e L4.

Il cuore riposa sopra al diaframma.

L’escursione diaframmatica, ossia il suo movimento durante la respirazione, va da 1,5 a 10 cm di lunghezza. Durante l’inspirazione il diaframma si abbassa per lasciare spazio ai polmoni, e si appoggia sulle viscere. Nell’espirazione sale, si rilassa e torna al suo posto.

 

La fortezza è la virtù soprattutto di chi resiste. Inoltre capita che nonostante possiamo vedere l’azione come qualcosa tendenzialmente di limitato nel tempo, la resistenza ella fortezza richiede quasi sempre perseveranza e uno sforzo sostenuto. Perseverare significa questo: mantenersi fermi quando serve. I puntelli di qualsiasi struttura non possono cedere nemmeno un istante affinché la struttura stessa rimanga in piedi.

“Da La resistenza intima”,  Josep Maria Esquirol

“No, non serve che tu lo faccia tutto il tempo.”

“Non fa nulla.”

Ma non è vero, sì che fa.

Le cupole e il nostro diaframma sostengono lo scorrere del tempo e tutte le tensioni del nostro corpo, le accolgono, non si sgonfiano e non traballano.

Potremmo prenderci un po’ più cura dei nostri diaframmi. Una rivendicazione del minimo indispensabile del sostegno ai nostri organi, di tutti i tetti pieni d’aria e di luce che donano sollievo alle città.


 

Ci trasferiamo alla cripta del Tempietto del Bramante per un giorno, per resistere insieme a lui il corso del tempo, festeggiandolo con danza. L’azione è continuata dalle 10.00 fino alle 18.00 ore. Il pubblico potrà partecipare in qualsiasi momento e rimanere tutto il tempo che voglia.

INTERPRETI 

Irene Cantero e Luz Prado

COLLABORAZIONE DI 

Elena Córdoba e David Benito