ANNO ZERO. SCENA CONTEMPORANEA SPAGNOLA A ROMA UN PROGETTO DELLA REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA A CURA DI PABLO FIDALGO

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ANNO ZERO. SCENA CONTEMPORANEA SPAGNOLA A ROMA
UN PROGETTO DELLA REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA A CURA DI PABLO FIDALGO

L’Academia de España occupa un territorio mitico. Tra il Gianicolo, Villa Pamphilj e Trastevere. Un colle, un paesaggio che definisce la sua relazione e la sua condizione nei confronti della città. L’Academia è sopravvissuta a repubbliche, monarchie, avvenimenti di ogni genere. È un simbolo di resistenza, un luogo eccezionale – continuerà ad esserlo anche se lo si dirà mille volte. Concepisco questo ciclo come un’opportunità di presentare artisti spagnoli su una scena, quella romana, che soltanto in questi ultimi anni sembra affacciarsi all’Europa. Per la prima volta uno degli artisti concettuali più importanti del Paese, Isidoro Valcárcel Medina, sarà ospite dell’Academia e creerà un’opera ad hoc. Collaborare con La Pelanda e Teatro di Roma è un avvenimento per noi. Proseguendo sulle linee di lavoro dell’Academia degli ultimi anni, concepiamo questa come una collaborazione naturale – e non semplicemente istituzionale – con i due spazi, così interessati negli ultimi tempi alla scena non spettacolare e alla partecipazione del pubblico. Anche il recupero di lavori profondamente spagnoli di artisti che vivono all’estero da anni sembra importante.

Pertanto, Light years away di Edurne Rubio ci presenta un’opera che è un’esplorazione, la discesa nella grotta di Ojo Guareña, e un percorso nella storia dell’essere umano sin dalle sue origini. Celso Fernández Sanmartín presenta A cama do meu avó, Manuel Sanmartín, un’opera fatta di memorie orali, di lavoro sul campo, e di interesse profondo nei confronti delle origini. Leonor Leal lavora sulla memoria di suo zio Mario Maya, che nel ’76 reinventò il flamenco con l’opera Camelamos naquerar. Roger Bernat ci invita a ricordare il lavoro Numax-Fagor-plus, ispirato al film di Joaquim Jordà, un regista cinematografico imprescindibile che visse a Roma per sette anni in esilio dal franchismo.

Il ciclo termina il domenica 15 con Storywalker, di Fernando Sánchez-Cabezudo. Una passeggiata in un quartiere storico che recupera le memorie degli abitanti, attraverso i testi di Luca Oldoni, Pablo Remón, Alberto Conejero, Denise Despeyroux e Pablo Fidalgo. Pertanto, Catalogna, Murcia, Madrid, Galizia, Castilla León, Andalusia, Italia… Memoria del lavoro, della vita in campagna, dell’arte, della filosofia, memoria dell’esilio, memoria per mantenersi vigili, memoria vitale. In questo modo il ciclo è un modo per situare, collocare e far conoscere una realtà scenica, la scena contemporanea spagnola, e di suggerire un racconto comune tra artisti molto diversi.

ANNO ZERO è un omaggio al film di Roberto Rossellini, ispirato agli anni della ricostruzione nel dopoguerra tedesco. Il ciclo è un ulteriore gesto da parte dell’Academia per indicare un cambio di modello collaborativo e artistico, in cui prevale il lavoro con la memoria, il documento, la partecipazione del pubblico e, in generale, l’arte di azione

Ingresso libero fino ad esaurimento posti su prenotazione:
info@accademiaspagna.org / tel 06 5812806

Real Academia de España en Roma. Piazza di San Pietro in Montorio, 3
Mercoledì 11 alle ore 19. A cama do meu avó, de Manuel Sanmartín, de Celso Fernández Sanmartín.
Sabato 14 alle ore 12. Confluencias y Contraseñas, di Isidoro Valcárcel Medina.

MATTATOIO – La Pelanda. Piazza Orazio Giustiniani, 4
Giovedì 12 alle ore 20.30. Ligh Years Away, de Edurne Rubio.
Venedì 13 alle ore 20.30. Ahora bailo yo, di Leonor Leal.

Teatro India. Lungotevere Vittorio Gassman, 1
Sabato 14 alle ore 18.30. Numax – Fagor – Plus, di Roger Bernat.

Storywalker Garbatella. Via San Lorenzo da Brindisi, 10b
Domenica 15 alle ore 11.30 e alle ore 15. Storywalker Garbatella, di Fernando Sánchez – Cabezudo.
Nell’ambito del progetto Garbatella Images, presentato da 10b Photography e curato da Sara Alberani, con la direzione artistica di Francesco Zizola.

ANNO ZERO. Scena contemporanea spagnola a Roma

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ANNO ZERO. Scena contemporanea spagnola a Roma
UN PROGETTO DELLA ReAL aCADEMIA DE EsPAÑA EN rOMA A CURA DI PABLO FIDALGO

L’Academia de España occupa un territorio mitico. Tra il Gianicolo, Villa Pamphilj e Trastevere. Un colle, un paesaggio che definisce la sua relazione e la sua condizione nei confronti della città. L’Academia è sopravvissuta a repubbliche, monarchie, avvenimenti di ogni genere. È un simbolo di resistenza, un luogo eccezionale – continuerà ad esserlo anche se lo si dirà mille volte. Concepisco questo ciclo come un’opportunità di presentare artisti spagnoli su una scena, quella romana, che soltanto in questi ultimi anni sembra affacciarsi all’Europa. Per la prima volta uno degli artisti concettuali più importanti del Paese, Isidoro Valcárcel Medina, sarà ospite dell’Academia e creerà un’opera ad hoc. Collaborare con La Pelanda e Teatro di Roma è un avvenimento per noi. Proseguendo sulle linee di lavoro dell’Academia degli ultimi anni, concepiamo questa come una collaborazione naturale – e non semplicemente istituzionale – con i due spazi, così interessati negli ultimi tempi alla scena non spettacolare e alla partecipazione del pubblico. Anche il recupero di lavori profondamente spagnoli di artisti che vivono all’estero da anni sembra importante.

Pertanto, Light years away di Edurne Rubio ci presenta un’opera che è un’esplorazione, la discesa nella grotta di Ojo Guareña, e un percorso nella storia dell’essere umano sin dalle sue origini. Celso Fernández Sanmartín presenta A cama do meu avó, Manuel Sanmartín, un’opera fatta di memorie orali, di lavoro sul campo, e di interesse profondo nei confronti delle origini. Leonor Leal lavora sulla memoria di suo zio Mario Maya, che nel ’76 reinventò il flamenco con l’opera Camelamos naquerar. Roger Bernat ci invita a ricordare il lavoro Numax-Fagor-plus, ispirato al film di Joaquim Jordà, un regista cinematografico imprescindibile che visse a Roma per sette anni in esilio dal franchismo.

Il ciclo termina il domenica 15 con Storywalker, di Fernando Sánchez-Cabezudo. Una passeggiata in un quartiere storico che recupera le memorie degli abitanti, attraverso i testi di Luca Oldoni, Pablo Remón, Alberto Conejero, Denise Despeyroux e Pablo Fidalgo. Pertanto, Catalogna, Murcia, Madrid, Galizia, Castilla León, Andalusia, Italia… Memoria del lavoro, della vita in campagna, dell’arte, della filosofia, memoria dell’esilio, memoria per mantenersi vigili, memoria vitale. In questo modo il ciclo è un modo per situare, collocare e far conoscere una realtà scenica, la scena contemporanea spagnola, e di suggerire un racconto comune tra artisti molto diversi.

ANNO ZERO è un omaggio al film di Roberto Rossellini, ispirato agli anni della ricostruzione nel dopoguerra tedesco. Il ciclo è un ulteriore gesto da parte dell’Academia per indicare un cambio di modello collaborativo e artistico, in cui prevale il lavoro con la memoria, il documento, la partecipazione del pubblico e, in generale, l’arte di azione

 

Real Academia de España en Roma. Piazza di San Pietro in Montorio, 3
Mercoledì 11 alle ore 19. A cama do meu avó, de Manuel Sanmartín, de Celso Fernández Sanmartín.
Sabato 14 alle ore 16. Confluencias y Contraseñas, de Isidoro Valcárcel Medina.

MACRO Testaccio – La Pelanda. Piazza Orazio Giustiniani, 4
Giovedì 12 alle ore 20.30. Ligh Years Away, de Edurne Rubio.
Venedì 13 alle ore 20.30. Ahora bailo yo, de Leonor Leal.

Teatro India. Lungotevere Vittorio Gassman, 1
Sabato 14 alle ore 18.30. Numax – Fagor – Plus, de Roger Bernat.

Garbatella. Via San Lorenzo da Brindisi, 10b
Domenica 15 alle ore 11.30 e alle ore 15. Storywalker Garbatella, de Fernando Sánchez – Cabezudo.

Presentación del libro “Los frescos de la Real Academia de España en Roma”

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FRANCISCO DE ASÍS EN SAN PIETRO IN MONTORIO

Los frescos de la Real Academia de España

 

Sílvia Canalda Llobet

 

28 de noviembre I 18.00 h.

Con motivo de la celebración en noviembre del Día Internacional del Patrimonio

 

 

 

Se presenta esta reciente publicación sobre los frescos renacentistas con escenas de la vida y milagros de san Francisco de Asís que decoran los dos claustros del complejo monumental de  San Pietro in Montorio, sede de la Real Academia de España en Roma.

 

El libro recoge los resultados de las últimas investigaciones de la autora, que aportan importantes novedades relativas al programa decorativo realizado a finales del siglo XVI por Nicolò Circignani, il Pomarancio, y Giovanni della Marca, il Lombardelli, que inicia en el claustro interno de la Academia y se extiende por el patio del Templete de Bramante.

Poco estudiado hasta la fecha, la autora profundiza en aspectos como la comitencia, los modelos y la gestación del programa iconográfico o su difusión a través de distintas series de grabados. El resultado es una investigación rigurosa que, a través de la consulta y análisis de fuentes documentales, arroja luz sobre muchos interrogantes planteados por la crítica.

 

Las profesoras Flavia Cantatore (Historia de la Arquitectura moderna, Sapienza Università di Roma) y Palma Martínez-Burgos García (Historiadora del Arte, Universidad de Castilla-La Mancha), analizarán y comentarán junto a la autora los diferentes temas tratados en el libro, con una atención especial hacia las novedades aportadas.

 

Sílvia Canalda es experta en iconografía de la Edad Moderna y profesora de Historia del Arte en la Universitat de Barcelona; fue residente de la Academia en 2001-2002 y 2004-2005, periodos en los que investigó aspectos ligados a la iconografía franciscana en Italia y los canales de transmisión de los ciclos postridentinos dedicados al santo en España e Latinoamérica, profundizando en el estudio de los frescos del Montorio.

 

Entrada gratuita hasta completar aforo.

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO

FRANCISCO DE ASÍS EN SAN PIETRO IN MONTORIO

Los frescos de la Real Academia de España

 

Sílvia Canalda Llobet

 

28 novembre I ore 18.00

In occasione della celebrazione a novembre della Giornata Mondiale del Patrimonio

 

Presentazione del libro, appena pubblicato, sugli affreschi rinascimentali con episodi della vita e dei miracoli di san Francesco d’Assisi che decorano i due chiostri del complesso monumentale di San Pietro in Montorio, sede della Real Academia de España a Roma.

 

L’opera raccoglie il risultato delle ultime ricerche dell’autrice, introducendo importanti novità sul programma decorativo realizzato alla fine del Cinquecento da Nicolò Circignani, il Pomarancio, e da Giovanni della Marca, il Lombardelli, che ha inizio nel chiostro interno dell’Accademia e prosegue nel cortile del Tempietto di Bramante.

Poco studiato fino ad ora, l’autrice indaga aspetti come la committenza, i modelli e il processo di elaborazione del programma iconografico, o la sua diffusione attraverso diverse serie di incisioni. Una ricerca rigorosa che, mediante un’analisi approfondita delle varie fonti documentarie fa luce su diverse questioni ancora aperte.

 

La Prof. Flavia Cantatore (docente di Storia dell’architettura moderna presso la Sapienza Università di Roma) e la Prof. Palma Martínez-Burgos García (docente di Storia dell’Arte presso la Universidad de Castilla-La Mancha) illustreranno e commenteranno insieme all’autrice i diversi temi trattati nel libro ponendo l’attenzione proprio sugli elementi di novità emersi.

 

Sílvia Canalda è esperta di iconografia dell’Età Moderna e docente di storia dell’arte presso l’Università di Barcellona; è stata borsista dell’Accademia negli anni 2001-2002 e 2004-2005, in cui ha indagato gli aspetti legati all’iconografia francescana in Italia e i canali di trasmissione dei cicli post-tridentini dedicati al santo in Spagna e America Latina, approfondendo lo studio degli affreschi del Montorio.

 

 

 

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

 

Pasolini e la cultura spagnola. Alberti, 20 anni dopo

26 / 28-30 Ottobre 

Il 28 ottobre 2019 ricorre il ventesimo anniversario della morte di Rafael Alberti, tra i principali esponenti della Generazione del ’27 e uno dei più importanti poeti del Novecento ispanico. Tornò dall’esilio nel 1963 e si stabilì a Roma, prima in via Monserrato, poi al numero 88 in via Garibaldi (Trastevere) fino al suo ritorno in Spagna, 15 anni dopo. E’ nota la sua amicizia con Pier Paolo Pasolini, tanto che il poeta di Casarsa era affascinato dalla scrittura di Alberti. L’influenza della cultura spagnola su Pasolini si manifesta durante gli anni Quaranta e Cinquanta, in particolare attraverso Antonio Machado, Juan Ramón Jiménez, Luis Cernuda, García Lorca e lo stesso Rafael Alberti, così come i poeti catalani che usavano la loro lingua madre. Proprio per rendere omaggio ad Alberti e all’amore di Pasolini per la cultura spagnola, EMUI EuroMed University in collaborazione con l’Accademia di Spagna e l’Istituto Cervantes ed il supporto del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarza della Delizia e la Cineteca di Bologna, ha deciso di dare vita ad un convegno internazionale di grande spessore.

Si parte sabato 26 con una passeggiata letteraria nei luoghi di Alberti a Trastevere a cura dell’Istituto Cervantes di Roma. Si prosegue lunedì 28 a mercoledì 30 ottobre dalle ore 16, cominciando con la conferenza di apertura ‘Rafael Alberti y Roma. Un siglo de creación’ con María Asunción Mateo, insegnante, scrittrice, giornalista, ex Direttrice della Fondazione Alberti. Tanti gli incontri e gli interventi nei tre giorni. Tra gli ospiti Silvio Parrello, poeta e pittore, testimone della vita di Pasolini, citato nel romanzo ‘Ragazzi di vita’ edito da Garzanti nel 1955. Per consultare il programma completo:

http://www.pierpaolopasolini.net/2019/program.html

 

“Lapis Specularis. La luz bajo tierra” – Miguel Ángel Blanco

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El lapis specularis, yeso cristalizado de gran transparencia que puede exfoliarse en láminas finas de amplia superficie, supuso una revolución en la vida cotidiana de los romanos. Hasta su llegada, las ventanas de residencias y edificios públicos se cubrían con maderas o cortinas, que oscurecían las estancias y apenas las aislaban térmicamente. La piedra especular, encajada en marcos de madera o metal, Iluminaba los triclinia y los cubicula, y, en paneles móviles o correderos, servía para unir o separar estancias y para cerrar en invierno los peristila. Mantenía la temperatura en las termas, protegía las ventanillas de las literas y se usaba en pequeños invernaderos o en colmenas. Pero participó también en la vida simbólica, como elemento suntuario o mágico, en ritos benignos y malignos. Las minas de lapis specularis de Hispania, concentradas en torno a Segóbriga y en la provincia de Almería (Arboleas), proporcionaron el mineral más puro, que se exportaba a las grandes ciudades romanas. Fue una materia prima extremadamente valorada −las minas se explotaron desde el principado de Augusto y, con mayor intensidad, en el Alto Imperio (siglos I y II d.C)− pero, con su abandono, cayó en el olvido durante muchos siglos. En años recientes, los arqueólogos han investigado sobre la obtención y los usos del lapis, y han acondicionado algunas de las minas para su visita. Miguel Ángel Blanco ha utilizado, por primera vez, ese yeso selenítico fascinante como material creativo, con un doble objetivo: explorar sus cualidades plásticas, poéticas y maravillosas, y actualizar la Historia Antigua.

El artista fusiona desde hace décadas Arte y Naturaleza en un singular proyecto: la Biblioteca del Bosque. Integrada en la actualidad por 1.191 libros-caja, contiene todos los reinos naturales e innumerables experiencias, reelaborados en páginas con dibujos, fotografías o marcas y en cajas en las que materiales procedentes de muy diversos paisajes encuentran un nuevo orden. Al traer a Italia, de mano del Instituto Cervantes, 24 libros-caja y una serie de discos y de arcas (composiciones en cajas de hierro) realizados con lapis specularis, rememora su traslación desde Hispania al corazón del Imperio y recrea no tanto sus funciones prácticas como sus usos rituales, con un enfoque más visionario que arqueológico. Del lapis le ha interesado su “clarividencia”, los aspectos relacionados con la visión a través del cristal, su halo místico. En estos libros-caja ha puesto en juego la transparencia, la capacidad reflectante, la geometría de las formaciones minerales, no solo de lapis sino de otras formas de yeso cristalizado como la selenita y el espato de Islandia, cada una con sus características y sus leyendas. Son todas vehículos para viajar a la Luna y al Centro de la Tierra, o para atravesar mares brumosos; ofrendas que se hunden en las aguas; herramientas de comunicación con los muertos y con los dioses del inframundo. Cristales que imaginan orografías y con los que se erigen templos diáfanos. En torno al lapis specularis, lo orgánico y lo inorgánico interactúan mágicamente. En Roma, se suma al proyecto la Real Academia de España, que cede sus salas y que ha brindado al artista la oportunidad de dialogar con su colección de arqueología romana y de intervenir en el templete de Bramante: un resplandor selenítico invade desde la cripta el espacio, enfatizando su carácter sacro y ctónico, y se condensa simbólicamente en un disco sobre el altar. En el enclave del sacrificio de Pedro, la piedra luminosa abre ventanas a la trascendencia.

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Il lapis specularis, gesso cristalino di grande trasparenza che può sfaldarsi in sottili fogli di ampia superficie, è stato una grande rivoluzione nella vita quotidiana dei Romani. Fino al suo arrivo, le finestre delle residenze e degli edifici pubblici si coprivano con legni o tende che oscuravano le stanze e appena le isolavano termicamente. La pietra speculare, incastrata in cornici di legno o metallo, illuminava i triclinia e i cubicula e, su panelli mobili o scorrevoli, era utilizzato per unire o separare stanze e per chiudere i peristilia in inverno, così come conservare efficacemente la temperatura nelle terme. Proteggeva inoltre le finestrelle delle lettighe e veniva usato in piccole serre o negli alveari. Partecipava anche alla vita simbolica, come elemento suntuario o magico, in rituali tanto benigni come maligni. Le miniere di lapis specularis in Hispania, ubicate intorno a Segobrica e ad Almeria (Arboledas), hanno fornito il minerale più puro che si esportava alle grandi urbi romane. È stata una materia prima molto apprezzata – le miniere cominciarono ad essere sfruttate dal principato di Augusto e, con maggiore intensità, nell’Alto Impero (I e II secolo d. C.), ma da quando queste furonno abbandonate, il suo utilizzo fu dimenticato nei secoli successivi. Recentemente gli archeologi hanno investigato sui modi di estrazione e gli usi del lapis e hanno allestito alcune miniere per essere visitate. L’artista spagnolo Miguel Ángel Blanco (Madrid, 1958), per la prima volta, si è servito di questo gesso selenitico come materiale creativo con un duplice obiettivo: esplorare le sue qualità plastiche, poetiche e splendide e rinnovare la Storia Antica.

L’artista fonde da tempo Arte e Natura in un particolare progetto: la Biblioteca del Bosco. Nell’attualità questa biblioteca è composta da 1191 libri-scatola che contengono tutti i regni naturali e innumerevoli esperienze rielaborate in pagine con disegni, fotografie o segni racchiusi in scatole dove i materiali provenienti da svariati paesaggi, incontrano un nuovo ordine. Presentare in Italia, con il supporto dell’Instituto Cervantes, 24 libri-scatole insieme ad una serie di dischi e di scrigni (composizioni in scatole di ferro) realizzati in lapis specularis, significa rievocare la traslazione dalla Hispania al cuore dell’Impero, ricreando non tanto le sue finalità pratiche quanto le sue funzioni rituali attraverso un approccio più visionario che archeologico. Dal lapis è stato attrato per la sua “chiaroveggenza”, gli aspetti relazionati con la visione attraverso il cristallo, la sua aura mistica. In questi libri-scatola ha messo in gioco la trasparenza, le capacità riflettenti, la geometría delle composizioni minerali, non solo del lapis ma di tutti i tipi di gesso cristallizzato come la selenita e lo spato isalndese, ognuna con le loro caratteristiche e leggende. Sono tutte veicoli per viaggiare alla Luna e al Centro della Terra oppure per attraversare i mari nebbiosi; doni che affondano nelle acque, strumenti di comunicazione con i defunti e gli dei dell’oltretomba. Cristalli che immaginano orografie e con i quali si edificano templi diafani. In torno al lapis specularis, organico e inorganico, interattuano magicamente. A Roma, partecipa nel progetto la Real Academia de España che offre le sue sale e che ha permesso all’artista l’opportunità di stabilire un dialogo con la sua collezione di archeologia romana e di intervenire nel Tempietto del Bramante: un bagliore selenitico invade lo spazio dalla cripta, sottolineando il suo carattere sacro e ctonico, che si condensa simbolicamente in un disco sull’altare. Nel luogo del sacrificio di Pietro, la pietra luminosa apre finestre alla trascendenza.

“LAPIS SPECULARIS. LA LUZ SOBRE LA TIERRA” – Miguel Ángel Blanco

 

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El lapis specularis, yeso cristalizado de gran transparencia que puede exfoliarse en láminas finas de amplia superficie, supuso una revolución en la vida cotidiana de los romanos. Hasta su llegada, las ventanas de residencias y edificios públicos se cubrían con maderas o cortinas, que oscurecían las estancias y apenas las aislaban térmicamente. La piedra especular, encajada en marcos de madera o metal, Iluminaba los triclinia y los cubicula, y, en paneles móviles o correderos, servía para unir o separar estancias y para cerrar en invierno los peristila. Mantenía la temperatura en las termas, protegía las ventanillas de las literas y se usaba en pequeños invernaderos o en colmenas. Pero participó también en la vida simbólica, como elemento suntuario o mágico, en ritos benignos y malignos. Las minas de lapis specularis de Hispania, concentradas en torno a Segóbriga y en la provincia de Almería (Arboleas), proporcionaron el mineral más puro, que se exportaba a las grandes ciudades romanas. Fue una materia prima extremadamente valorada −las minas se explotaron desde el principado de Augusto y, con mayor intensidad, en el Alto Imperio (siglos I y II d.C)− pero, con su abandono, cayó en el olvido durante muchos siglos. En años recientes, los arqueólogos han investigado sobre la obtención y los usos del lapis, y han acondicionado algunas de las minas para su visita. Miguel Ángel Blanco ha utilizado, por primera vez, ese yeso selenítico fascinante como material creativo, con un doble objetivo: explorar sus cualidades plásticas, poéticas y maravillosas, y actualizar la Historia Antigua.


El artista fusiona desde hace décadas Arte y Naturaleza en un singular proyecto: la Biblioteca del Bosque. Integrada en la actualidad por 1.191 libros-caja, contiene todos los reinos naturales e innumerables experiencias, reelaborados en páginas con dibujos, fotografías o marcas y en cajas en las que materiales procedentes de muy diversos paisajes encuentran un nuevo orden. Al traer a Italia, de mano del Instituto Cervantes, 24 libros-caja y una serie de discos y de arcas (composiciones en cajas de hierro) realizados con lapis specularis, rememora su traslación desde Hispania al corazón del Imperio y recrea no tanto sus funciones prácticas como sus usos rituales, con un enfoque más visionario que arqueológico. Del lapis le ha interesado su “clarividencia”, los aspectos relacionados con la visión a través del cristal, su halo místico. En estos libros-caja ha puesto en juego la transparencia, la capacidad reflectante, la geometría de las formaciones minerales, no solo de lapis sino de otras formas de yeso cristalizado como la selenita y el espato de Islandia, cada una con sus características y sus leyendas. Son todas vehículos para viajar a la Luna y al Centro de la Tierra, o para atravesar mares brumosos; ofrendas que se hunden en las aguas; herramientas de comunicación con los muertos y con los dioses del inframundo. Cristales que imaginan orografías y con los que se erigen templos diáfanos. En torno al lapis specularis, lo orgánico y lo inorgánico interactúan mágicamente. En Roma, se suma al proyecto la Real Academia de España, que cede sus salas y que ha brindado al artista la oportunidad de dialogar con su colección de arqueología romana y de intervenir en el templete de Bramante: un resplandor selenítico invade desde la cripta el espacio, enfatizando su carácter sacro y ctónico, y se condensa simbólicamente en un disco sobre el altar. En el enclave del sacrificio de Pedro, la piedra luminosa abre ventanas a la trascendencia.