Congresso Internazionale di Santità “A la luz de Roma. Santos y santidad en el barroco iberoamericano”

L’Accademia ospita la conferenza conclusiva del congresso internazionale A la luz de Roma. Santos y santidad en el barroco iberoamericano che, durante i giorni 17 e 20 di settembre favorirà un aggiornamento riguardo quanto si conosce rispetto alla creazione dei santi nel mondo iberoamericano. Parteciperanno alla conferenza esperti che esporanno i risultati delle loro riceche oltre a interventi selezionati tra le proposte presentate. A conferenza ultimata, si pubblicherà una raccolta di tutti gli interventi.

PROGRAMMA DELLA CONFERENZA CONCLUSIVA. 20 settembre 2018, ore 17.30 

17.30 h - Presentazione
María Ángeles Albert de León (Direttrice della Reale Accademia di Spagna a Roma)

18.00 h – Lezione specifica
Roma Barocca: scena di un teatro che è il mondo, sacro e político. Delfín Rodríguez Ruiz (Universidad Complutense de Madrid, España)

19.00 h - Presentazione del Convegno (Lima-Puebla, 2020) e chiusura
Intervengono: Fernando Quiles García (Universidad Pablo de Olavide), José Jaime García Bernal (Universidad de Sevilla), Paolo Broggio (Università degli Studi Roma Tre) e Marcello Fagiolo Dell’Arco (Centro di Studi sulla Cultura e l’Immagine di Roma)

Informazioni pratiche inerenti la conferenza
Per assistere alla conferenza è necessario iscriversi al congresso. Per l’iscrizione e ulteriori informazioni: Paolo Broggio: paolo.broggio@uniroma3.it; tel. 0657338459

Programma scaricabile: Simposio_A_la_luz_de_Roma_2018

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I BAROJA IN ITALIA

21 SETTEMBRE 2018 – ORE 19.00

L’Accademia offre un viaggio nei luoghi italiani che hanno conosciuto i Baroja. Quell’Italia che ha influito così positivamente sul loro sviluppo personale e che ha lasciato tracce in opere come César o nada (1910) o El laberinto de las sirenas (1923), del celebre scrittore Pío Baroja y Nessi (1872-1956). Si tratta di un romanziere che ha avuto un’influenza machiavelliana controversa, oggetto di dibattito tra gli studiosi. Oltre a lui, altri membri della famiglia Baroja hanno visitato il paese del Rinascimento. È il caso dello storico e antropologo Julio Caro Baroja (1914-1995), che, sin da bambino, ascoltava canzoni italiane in un vecchio grammofono, ed è stato ospite nella stessa Accademia durante il mese di febbraio del 1980. I protagonisti della conferenza che hanno il compito di guidarci sino al mondo dei Baroja saranno Carmen Caro e  Pío Caro-Baroja, figli del documentarista Pío Caro Baroja (1928-2015), altro membro illustre della famiglia. La protesta della scuola neorealista italiana è stata una sua grande fonte d’ispirazione.
Inoltre, avremmo il piacere di accogliere l’ispanista Giovanna Fiordaliso, nel gruppo dei partecipanti alla conferenza in programma. La tappa conclusiva di questo viaggio sarà la proiezione del documentario El País Vasco de Pío Baroja, che presenterà Joaquín Ciáurriz, il fondatore della collana Baroja y yo, in cui scrittori e studiosi di letteratura spiegano il loro legame con l’opera di Pío Baroja.

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Conversaciones de autor en el MAXXI: Antoni Muntadas

MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo – 5 DE DICIEMBRE DE 2017, 18.00 h

El próximo 5 de diciembre el artista y residente invitado de la Academia durante el 2016, Antoni Muntadas, presentará, dentro del programa “Conversazioni d’autore. Incontri con i protagonista delle collezione del MAXXI, su proyecto Media Sites / Media Monuments: Roma. El coloquio será introducido por el director del MAXXI, Bartolomeo Pietromarchi, y contará con la intervención de la historiadora del arte y comisaria Anna Cestelli, así como del propio artista.

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PROIEZIONE, CONVERSAZIONE E DIBATTITO – LUIS GARCÍA MONTERO

MERCOLEDÌ 28 GIUGNO, ORE 19.00. SALA CONFERENZE

Conversazione tra il poeta e critico letterario Luis García Montero e la prof.ssa Marisa Martínez Pérsico.

A seguire la proiezione del documentario “Aunque tú no lo sepas” e dibattito con il pubblico.

LUIS GARCÍA MONTERO (Granada, 1958) è un poeta e docente di Letteratura Spagnola presso l’Università di Granada. È autore di vari saggi, romanzi e di tredici raccolte di poesie e volumi di prosa lirica. A breve avverrà la pubblicazione della sua antologia poetica A puerta cerrada (2011-2016). Tra gli altri ha ricevutoi premi Adonáis en 1982, Loewe en 1993, Nazionale di Letteratura nel 1994, Nazionale di Critica nel 2003 e la recente onorificenza di HijoPredilecto de Andalucía nel 2017. È uno degli autori fondamentali della poesia posteriore alla Transizione Democratica Spagnola.

MARISA MARTÍNEZ PÉRSICO (Buenos Aires, 1978) è una poetessa, critica letteraria e professoressa di lingua e traduzione spagnola nelle Università de Macerata e Guglielmo Marconi. In autunno verrà pubblicato la sua quinta raccolta di poesie El cielo entre paréntesis per la casa editrice spagnola Valparaíso.
Proiezione del documentario “Aunque tú no lo sepas” (2017) nella versione estesa rispetto a quella proposta recentemente dalla televisione spagnola, che porta sullo schermo alcune scene della vita e del lavoro del famoso scrittore di Granada e del suo ambiente artistico dagli anni ’80 ad oggi, senza mai perdere di vista il dialogo storico. Successivamente l’autore discuterà con Marisa Martínez Pérsico in un dialogo aperto al pubblico.

 

Flyer Garcia italiano

CAMERA, LA PRIGIONE DEL CORPO. Programma audiovisivo dell’artista Joan Morey

GIOVEDÌ 8 GIUGNO 2017. Sala Conferenze, ore 19.00 

La Real Academia de España en Roma presenta il programma del video “CAMERA, PRIGIONE DEL CORPO”, che unisce due opere dell’artista Joan Morey (borsista dell’Accademia del 2014-2015) il quale presuppone un punto d’inflessione nella comprensione della perfomance. Le due opere appartengono ad indole diverse e intendono contrapporre direttamente l’esperienza dell’opera stessa con un tipo di trasmissione differita (mediante il registro audiovisivo). Questo programma sottolinea lo spazio che occupa il corpo e la camera nelle performances dell’autore e il modo in cui organizza le metodologie di lavoro specifiche per ogni progetto, che comprende interpreti, tecnici e spettatori.

Presentazione sostenuta dal drammaturgo e teorico della danza Roberto Fratini (Milano, 1972), il quale si affiderà alla presenza di Joan Morey (Mallorca, 1972).  L’attività si concluderà con una conversazione con il pubblico.

SINOPSI

Quest’opera è il risultato della documentazione delle tre perfomances che delineano il progetto IL LINGUAGGIO DEL CORPO, realizzato ne La Real Academia de España en Roma (attraverso la borsa MAEC/AECID 2014-2015). La struttura narrativa di questo video rispetta rigorosamente l’ordine cronologico e strutturale (ordine in cui sono state realizzate).

Il progetto è costituito da una perfomance di tre atti, ciascuno di un’ora, in tre diverse collocazioni dell’Accademia e senza la presenza né dell’artista, né del pubblico, per generare uno spettacolo macchinoso e autonomo. IL LINGUAGGIO DEL CORPO si focalizza nello studio del corpo della scultura classica e della sua “traduzione” al culmine della performance, creando collegamenti concettuali tra l’antico, il moderno e il post- moderno (che sfuggono all’uso di parametri storiografici). Nello stesso modo, l’opera adotta un’attitudine critica difronte alla rappresentazione del corpo. La sua documentazione è limitata dalla visione soggettiva dei tecnici, poiché il progetto include un insieme di regole metodologiche che iniziano dal “NO manifesto” (1965) di Yvonne Rainer; cui obiettivo è quello di rivoluzionare la danza e ridurla ai suoi elementi essenziali.

PROIEZIONI

GRITOS & SUSURROS, Conversaciones con los Radicales. 2009, 29’

IL LINGUAGGIO DEL CORPO (preview). 2015. 33’

BIOGRAFIE

ROBERTO FRATINI

Drammaturgo e teorico della danza. Attualmente è professore di Teoria della Danza in CSD di Barcellona ( Istitut del Teatre) ed è stato insegnante presso l’università Statale di Pisa e dell’Aquila. Imparte workshops, lezioni magistrali e conferenze in diverse istituzioni accademiche e teatrali di Spagna e dell’estero ( CCCB in Barcelona, Université de Lyon, ADC di Ginebra, Mercat de les Flors de Barcelona, Pôle Sud Strasbourg UFR Arts Strasbourg, Hochschule der Kunst de Zurich y Berna). È collaboratore e assessore di compagnie e coreografi della Spagna, Francia, Italia e Svizzera di  Caterina Sagna Dance Company, Germana Civera cie. Inesperada, Cie. Philippe Saire, Juan Carlos García cia. Lanónima Imperial, Lipi Hernández cia. Malqueridas, Agrupación Sr. Serrano, Silvano Voltolina, Rocío Molina, Roger Bernat, Taiat Dansa, La Veronal y Alexandra Waierstall. Inoltre, è professore di laboratori di drammaturgia in ESAD di Galicia, La Caldera, Société des Auteurs Suisses, TanzHaus Zurich, L’Usine Genève, Hochschule der Kunst Bern y Modul Dance Europe. I suoi brani sono stati rappresentati nei principali festival di danza europea ottenendo diversi premi come Prix de la Société des Auteurs Français, el Grand Prix de l’Association des critiques de danse français, con Caterina Sagna, ed el premi Ciutat de Barcelona per la Dansa con Germana Civera. Ha pubblicato libri A Contracuento. La danza y las derivas del narrar (Ediciones Poligrafa, 2012) y Filosofía de la danza (Edicions UB, 2015) con Magda Polo Pujadas i Bàrbara Raubert.

JOAN MOREY

Laureato in Belle Arti all’Università di Barcellona. Esplora principalmente il linguaggio della performance con tutto ciò che genera eventi (attraverso attori, ballerini o modelli), messe in scena ( con gli aspetti tipici della produzione teatrale o cinematografica) o interventi specifici ( partendo dal contesto in cui si sviluppa l’opera); utili nella realizzazione di situazioni in cui, uno o più interpreti, si sottopongono ad un rigido sistema di istruzioni o norme ( schemi coreografici, forme d’interpretazione, impedimenti motrici e altri ricorsi disciplinari). Queste regole sono applicate a un ruolo che il pubblico esercita nei progetti. Inoltre, ha partecipato in diverse esposizioni in musei, centri di arte e gallerie.  Tra i suoi progetti si annoverano: COS SOCIAL (Coproducción de la Red de Centros de Artes Visuales de Catalunya, el Centro de arte Arts Santa Mònica y LOOP Barcelona, Catalunya, 2017), TOUR DE FORCE (CCCB, Barcelona, 2017); IL LINGUAGGIO DEL CORPO (Real Academia de España en Roma; Beca MAEC-AECID, Roma, 2015); THE CHARACTERS (Museu Es Baluard, Palma de Mallorca, 2015); CASCANDO_Variaciones para otra pieza dramática (MACBA, Barcelona, 2013); L’ENSINISTRAMENT (Fabra i Coats Centre d’Art, Barcelona, 2012); BAREBACK (Capilla de la Misericòrdia, Mallorca, 2010); GRITOS & SUSURROS_Conversaciones con los Radicales (La Capella, Barcelona, 2009); OBEY_Humillados & Ofendidos (CGAC, Santiago de Compostela, 2007/09) o POSTMORTEM_Projet en Sept Tableaux (CASM, Centro de Arte Santa Mònica, Barcelona, 2006/2007).

INVITO Invitación Joan Morey, Cámara, prisión del cuerpo, 8 jun 2017 sangría ITA

 

 

 

I Martedì Critici: Maria Morganti

23 MAGGIO 2017, ORE 19.30. TEMPIETTO DI SAN PIETRO IN MONTORIO

A cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala

Martedì 23 maggio avrà luogo il quinto appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività. Ospite del questo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, sarà Maria Morganti (Milano, 1965).

MARIA MORGANTI

Il colore è al centro della pratica e della riflessione di Maria Morganti, un colore che non si esaurisce nell’esperienza visiva, nel momento della percezione ottica, poiché costituisce la vera e propria materia con cui l’esistenza è plasmata. Il colore nelle opere di Morganti dà corpo a un mondo invisibile, rende manifesta la materia interiore. L’artista stessa si è definita una “travasatrice di colore”: “mi sento nella posizione di chi il colore lo fa o meglio di chi è il tramite perché il colore si attui, si concretizzi, diventi materia tangibile. Non che io mi senta una creatrice, un’inventrice, ma piuttosto solamente una travasatrice, un intermediario che collega un dentro con un fuori”. Sulle tele della serie Sedimentazione, Morganti ogni giorno stende uno strato di colore diverso, lasciando sul margine superiore un bordo sottile che mostra la successione delle stesure, rendendo così manifesto il processo insito dell’opera e introducendo un altro dei temi fondamentali del suo lavoro: il tempo. Il colore è infatti anche uno strumento di misurazione temporale, che risponde all’esigenza di lasciare una traccia della propria esistenza. Da questa riflessione nasce nel 2004 la serie dei Diari, tavole di legno lunghe un metro, su cui sono stati applicati strati di pittura che documentano i colori usati in studio dall’artista in un periodo dai due ai cinque mesi, come se fosse la linea cronologica di un’esperienza intima. Ma non è soltanto quando viene applicato sulla tela, carta o tavola, che il colore registra e racconta il vissuto: a fare da contrappunto a questi lavori, ci sono le opere della serie Residui, in cui i materiali residuali della pittura che si accumulano nello studio o sugli strumenti di lavoro diventano protagonisti. Il gruppo di opere intitolato Traccia è costituito da brandelli di carta assorbente con cui Morganti si è pulita le mani dal 1999 al 2016, dopo aver lavorato con i pastelli a olio alle Carte-Diario; Melma è un lavoro in progress costituito da un cubo di vetro che contiene una pittura grigiastra, la melma formatasi nel tempo sul fondo dello sgocciolapennelli dell’artista. Entrambi i progetti sono molto evocativi del passaggio del tempo che si deposita e stratifica sugli oggetti quotidiani, anche i più dimessi, e che l’artista si limita a indicare, a porre in evidenza. Come recita il titolo di una sua recente monografia: Il colore succede, non si provoca (2016). Il 10 maggio 2017, presso la Fondazione Querini Stampalia, presenta Svolgimento di un quadro, installazione permanente realizzata per la Caffetteria della Fondazione Querini Stampalia, a cura di Chiara Bertola.

Dal 1992 al 2012 ha coordinato gli Incontri del mercoledì, cominciati nel suo studio e proseguiti alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia: incontri tra artisti, dove un artista mostra, parla e riflette sul proprio lavoro insieme ad altri colleghi.

Dopo essersi diplomata presso il Liceo Artistico Statale Hajech di Milano nel 1985, Maria Morganti completa la sua formazione artistica a New York, dove frequenta i corsi alla New York Studio School, e successivamente alla New York University e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1992 si trasferisce a Venezia, dove tuttora vive e lavora.

Tra le sue mostre personali ricordiamo: Maria Morganti, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2006; Leporelli in White Screen, Via Farini, Milano 2007; Diario cromatico, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2008; Indugi con Bruna Esposito, Galleria Caterina Tognon, Venezia 2009; L’Unità di misura è il colore, Museo di Castelvecchio, Verona, 2010; Un diario tira l’altro, Galleria Ottozoo, Milano 2010; Procedere, trasformandosi, rimanendo, Galleria Caterina Tognon, Venezia, 2012; Giardini squisiti (con Massimo Kaufmann), Casa Testori, Novate Milanese, 2014; Pronuncia i tuoi colori, Galleria Ottozoo, Milano, 2015; Svolgimento di un quadro, Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2017. Tra le mostre collettive ricordiamo: la XV Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2008; Pittura aniconica, Casa del Mantegna, Mantova, 2008; Poetiche nomadi, Museo laboratorio ex manifattura tabacchi, Città Sant’Angelo, 2010; Sentimiento nuevo, MAMbo, Bologna, 2012; Visioni. La fortezza plurale dell’arte, Fortezza borbonica, Civitella del Tronto (Teramo), 2012; Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte contemporanea italiana, MAMbo, Bologna, 2013; Edra. Tutta l’Italia è silenziosa, Real Accademia di Spagna, Roma, 2015; Alchimie, Fondazione Bevilacqua La Masa, 2016; La pelle, Officina, Bruxelles, 2016; Boundary Issues, Unosunove, Roma, 2017; L’emozione dei colori nell’arte, GAM e Castello di Rivoli, Torino, 2017.

INFO PUBBLICO

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

ORGANIZZAZIONE

ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com

I Martedì Critici: Antoni Muntadas

2 MAGGIO 2017, ORE 19.30. TEMPIETTO DI SAN PIETRO IN MONTORIO

A cura di Alberto Dambruoso e Anna Cestelli

 

Secondo appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’ «Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività. La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, alternandosi tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina, il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna, e l’Accademia di Belle Arti di Roma, oltre che all’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo.

Ospite del secondo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, sarà Antoni Muntadas (Barcellona, 1942).

Entre/Between, la grande mostra che il Reina Sofia di Madrid dedicò nel 2011 ad Antoni Muntadas ripercorrendone gli oltre quarant’anni di carriera, non era strutturata secondo un ordine cronologico delle opere, né basata sulla specificità dei media utilizzati. Articolata in nove nuclei tematici, o meglio, nove costellazioni, l’esposizione rivelava in maniera immediata la natura della pratica artistica di Muntadas, basata su una costante, approfondita ricerca protratta negli anni, accompagnata parallelamente dalla formazione di uno spirito critico, sempre presente nella realizzazione dei suoi progetti. Le nove costellazioni in cui la mostra era articolata – microspazi, paesaggio dei media, sfere di potere, costruzione della paura, luoghi dello spettacolo, spazi pubblici, archivio, traduzione, sistemi dell’arte – tracciano l’orizzonte tematico verso cui si orienta l’opera dell’artista, da sempre impegnato nello svelamento dei meccanismi di potere che regolano alcuni contesti. La presentazione dei lavori avviene attraverso l’impiego di media diversi, alcuni provenienti dal vocabolario concettuale, come l’archivio, l’inchiesta, la documentazione, e i libri, integrati con altri, come serie fotografica, il video, l’installazione, ma anche il web: ogni elemento di questa complessa struttura concorre nel presentare i risultati delle ricerche dell’artista condotte sul campo. Si tratta di dispositivi relazionali, organizzati secondo un certo montaggio, che forniscono al pubblico gli strumenti e il contesto per poter riflettere in prima persona sugli argomenti esaminati, sul potere, le istituzioni che lo rappresentano e le contraffazioni su cui spesso si basa la loro autorità.

Tra i lavori più celebri di Muntadas vi è The File Room (1994-2011), consistente in un archivio, ora consultabile online, che raccoglie una vasta documentazione su casi storici e più recenti di censura, mentre in Between the Frames (1982-1993), l’obiettivo della sua indagine critica è puntato dritto verso il sistema dell’arte, il ruolo dei musei, delle gallerie, dei collezionisti, svelando il sostrato economico che lo governa, attraverso centocinquanta interviste ai suoi diversi attori, tra cui figurano Harald Szeemann e Pierre Restany. Muntadas è un precursore sia nel display, nella presentazione dell’opera, che ha incluso precocemente l’impiego di internet e la conversazione tra media diversi attraverso un originale “montaggio” che ha l’obiettivo di comporre nella sua totalità il progetto, sia nelle tematiche affrontate, ancora attuali, come le problematiche legate alla conoscenza trasmessa dai mass media, o la paura come esercizio di potere e sistema di controllo. Al 2005 data il progetto On Translation: Fear/Miedo, un’indagine che pone a confronto la paura sul piano personale, politico e mediatico, condotta in un territorio di confine tra Stati Uniti e Messico, tra San Diego e Tijuana. Il progetto è stato portato avanti nel 2007 tra il Nordafrica e la Spagna, col titolo On Translation: Miedo/Jauf, (“Jauf” è la parola araba per paura). In entrambi i casi, si tratta di territori di confine tuttora teatro di flussi migratori e incomprensioni, ancora un argomento di scottante attualità, come lo è Alphaville e Outros (2011), un’indagine sulla paura che genera barriere, che in questo caso ha come oggetto della ricerca le gated communities in Brasile.

Fin dalla sua partecipazione negli anni Settanta al Grup de Treball, collettivo di artisti e intellettuali di matrice concettuale, politicamente attivo contro il regime dittatoriale franchista, Muntadas è un artista impegnato che, lontano da ogni slogan o propaganda, ha messo al centro della sua ricerca indipendente l’urgenza di porsi interrogativi, di riattivare negli spettatori una coscienza critica.


ANTONI MUNTADAS  vive e lavora a New York dal 1971. Ha insegnato in diverse istituzioni in Europa e negli Stati Uniti, tra cui l’Ecole Nationale des Beaux Arts a Parigi, l’Ecole des Beaux Arts a Bordeaux e a Grenoble, University of California a San Diego, il San Francisco Art Institute, Cooper Union, l’Università di San Paolo del Brasile e l’Università di Buenos Aires. Insegna attualmente presso il Dipartimento di Architettura del MIT, Cambridge, Massachusetts e allo IUAV a Venezia.

Il suo lavoro è stato esposto in numerosi musei, tra i quali ricordiamo: il MoMa di New York; Berkeley Art Museum; Musée Contemporain de Montreal, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid, Museo de Arte Moderno a Buenos Aires, Museu de Arte Moderna a Rio de Janeiro, e il Museu d’Art Contemporani de Barcelona. Il suo lavoro è stato incluso in varie mostre internazionali, tra cui: le edizioni VI e X di Documenta a Kassel (1977, 1997); Whitney Biennial of American Art (1991); la 51a Biennale di Venezia (2005), dove ha presentato On Translation: I Giardini, presso il Padiglione spagnolo, e altre Biennali a San Paolo del Brasile (1983), L’Avana (2000), Taipei (2002), Gwangju (2004), Istanbul (2011) e alla Triennale di Parigi (2012).

Tra le recenti esposizioni personali ricordiamo: Protokolle, Württembergischer Kunstverein, Stoccarda (2006); Proyectos Urbanos (2002/2005), Hacia Sevilla 2008 al Centro de las Artes de Sevilla (2006); Histoires du couteau, Le Creux de l’enfer, Centre d’art contemporain, Thiers (2006-2007); On Translation: Açik Radyo, Myths and Stereotypes al Museo d’arte moderna di Istanbul (2010); About Academia, The Carpenter Center for the Visual Arts, Harvard University, Cambridge, Massachusetts; Arizona State University Art Museum e American Academy in Rome (2011); Muntadas: Entre/Between al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2011–2012).

Il suo lavoro si trova, tra le altre, nelle seguenti collezioni pubbliche: The Museum of Modern Art, New York; The Solomon R. Guggenheim Museum, New York;  Long Beach Museum of Art, Long Beach, California; Rotch Library – M.I.T., Cambridge, Massachusetts; Centre George Pompidou, Paris; Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Fundació Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA); Fundació La Caixa, Barcelona; Instituto Valenciano de Arte Moderno, Valencia; Ludwig Museum, Budapest; Palais de Beaux Arts, Bruxelles; Fundaçao de Serralves, Porto; Museo de Arte Moderno, Buenos Aires; Museu de Arte Contemporanea, São Paulo; Museo de Arte Contemporaneo, Caracas; The Banff Centre, Banff, Canada; National Gallery, Ottawa; Israel Museum, Gerusalemme.

Muntadas ha inoltre ricevuto premi dalle seguenti istituzioni: Solomon R. Guggenheim Foundation, Rockefeller Foundation, National Endowment for the Arts, the New York State Council on the Arts, Arts Electronica di Linz; Laser d’Or a Locarno, il Premio Nacional d’Arts Plastiques concesso dal Governo catalano, il Premio Nacional de Artes Plásticas nel 2005 e il Premio Velázquez de las Artes Plásticas nel 2009, rilasciato dal Ministero della Cultura spagnolo.

 INFO PUBBLICO Ingresso libero fino ad esaurimento posti