Processi 144. Mostra finale dei residenti della Real Academia de España en Roma

22 giugno – settembre 2017
Inaugurazione 22 giugno, ore 20.00 

CAMERA, LA PRIGIONE DEL CORPO. Programma audiovisivo dell’artista Joan Morey

GIOVEDÌ 8 GIUGNO 2017. Sala Conferenze, ore 19.00 

La Real Academia de España en Roma presenta il programma del video “CAMERA, PRIGIONE DEL CORPO”, che unisce due opere dell’artista Joan Morey (borsista dell’Accademia del 2014-2015) il quale presuppone un punto d’inflessione nella comprensione della perfomance. Le due opere appartengono ad indole diverse e intendono contrapporre direttamente l’esperienza dell’opera stessa con un tipo di trasmissione differita (mediante il registro audiovisivo). Questo programma sottolinea lo spazio che occupa il corpo e la camera nelle performances dell’autore e il modo in cui organizza le metodologie di lavoro specifiche per ogni progetto, che comprende interpreti, tecnici e spettatori.

Presentazione sostenuta dal drammaturgo e teorico della danza Roberto Fratini (Milano, 1972), il quale si affiderà alla presenza di Joan Morey (Mallorca, 1972).  L’attività si concluderà con una conversazione con il pubblico.

SINOPSI

Quest’opera è il risultato della documentazione delle tre perfomances che delineano il progetto IL LINGUAGGIO DEL CORPO, realizzato ne La Real Academia de España en Roma (attraverso la borsa MAEC/AECID 2014-2015). La struttura narrativa di questo video rispetta rigorosamente l’ordine cronologico e strutturale (ordine in cui sono state realizzate).

Il progetto è costituito da una perfomance di tre atti, ciascuno di un’ora, in tre diverse collocazioni dell’Accademia e senza la presenza né dell’artista, né del pubblico, per generare uno spettacolo macchinoso e autonomo. IL LINGUAGGIO DEL CORPO si focalizza nello studio del corpo della scultura classica e della sua “traduzione” al culmine della performance, creando collegamenti concettuali tra l’antico, il moderno e il post- moderno (che sfuggono all’uso di parametri storiografici). Nello stesso modo, l’opera adotta un’attitudine critica difronte alla rappresentazione del corpo. La sua documentazione è limitata dalla visione soggettiva dei tecnici, poiché il progetto include un insieme di regole metodologiche che iniziano dal “NO manifesto” (1965) di Yvonne Rainer; cui obiettivo è quello di rivoluzionare la danza e ridurla ai suoi elementi essenziali.

PROIEZIONI

GRITOS & SUSURROS, Conversaciones con los Radicales. 2009, 29’

IL LINGUAGGIO DEL CORPO (preview). 2015. 33’

BIOGRAFIE

ROBERTO FRATINI

Drammaturgo e teorico della danza. Attualmente è professore di Teoria della Danza in CSD di Barcellona ( Istitut del Teatre) ed è stato insegnante presso l’università Statale di Pisa e dell’Aquila. Imparte workshops, lezioni magistrali e conferenze in diverse istituzioni accademiche e teatrali di Spagna e dell’estero ( CCCB in Barcelona, Université de Lyon, ADC di Ginebra, Mercat de les Flors de Barcelona, Pôle Sud Strasbourg UFR Arts Strasbourg, Hochschule der Kunst de Zurich y Berna). È collaboratore e assessore di compagnie e coreografi della Spagna, Francia, Italia e Svizzera di  Caterina Sagna Dance Company, Germana Civera cie. Inesperada, Cie. Philippe Saire, Juan Carlos García cia. Lanónima Imperial, Lipi Hernández cia. Malqueridas, Agrupación Sr. Serrano, Silvano Voltolina, Rocío Molina, Roger Bernat, Taiat Dansa, La Veronal y Alexandra Waierstall. Inoltre, è professore di laboratori di drammaturgia in ESAD di Galicia, La Caldera, Société des Auteurs Suisses, TanzHaus Zurich, L’Usine Genève, Hochschule der Kunst Bern y Modul Dance Europe. I suoi brani sono stati rappresentati nei principali festival di danza europea ottenendo diversi premi come Prix de la Société des Auteurs Français, el Grand Prix de l’Association des critiques de danse français, con Caterina Sagna, ed el premi Ciutat de Barcelona per la Dansa con Germana Civera. Ha pubblicato libri A Contracuento. La danza y las derivas del narrar (Ediciones Poligrafa, 2012) y Filosofía de la danza (Edicions UB, 2015) con Magda Polo Pujadas i Bàrbara Raubert.

JOAN MOREY

Laureato in Belle Arti all’Università di Barcellona. Esplora principalmente il linguaggio della performance con tutto ciò che genera eventi (attraverso attori, ballerini o modelli), messe in scena ( con gli aspetti tipici della produzione teatrale o cinematografica) o interventi specifici ( partendo dal contesto in cui si sviluppa l’opera); utili nella realizzazione di situazioni in cui, uno o più interpreti, si sottopongono ad un rigido sistema di istruzioni o norme ( schemi coreografici, forme d’interpretazione, impedimenti motrici e altri ricorsi disciplinari). Queste regole sono applicate a un ruolo che il pubblico esercita nei progetti. Inoltre, ha partecipato in diverse esposizioni in musei, centri di arte e gallerie.  Tra i suoi progetti si annoverano: COS SOCIAL (Coproducción de la Red de Centros de Artes Visuales de Catalunya, el Centro de arte Arts Santa Mònica y LOOP Barcelona, Catalunya, 2017), TOUR DE FORCE (CCCB, Barcelona, 2017); IL LINGUAGGIO DEL CORPO (Real Academia de España en Roma; Beca MAEC-AECID, Roma, 2015); THE CHARACTERS (Museu Es Baluard, Palma de Mallorca, 2015); CASCANDO_Variaciones para otra pieza dramática (MACBA, Barcelona, 2013); L’ENSINISTRAMENT (Fabra i Coats Centre d’Art, Barcelona, 2012); BAREBACK (Capilla de la Misericòrdia, Mallorca, 2010); GRITOS & SUSURROS_Conversaciones con los Radicales (La Capella, Barcelona, 2009); OBEY_Humillados & Ofendidos (CGAC, Santiago de Compostela, 2007/09) o POSTMORTEM_Projet en Sept Tableaux (CASM, Centro de Arte Santa Mònica, Barcelona, 2006/2007).

INVITO Invitación Joan Morey, Cámara, prisión del cuerpo, 8 jun 2017 sangría ITA

 

 

 

I Martedì Critici: Antoni Abad

30 MAGGIO 2017, ORE 19.30. TEMPIETTO DI SAN PIETRO IN MONTORIO

A cura di Alberto Dambruoso e Valentino Catricalà

Martedì 30 maggio avrà luogo il sesto appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi. Ospite del sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, sarà Antoni Abad (Lleida, 1956).

 ANTONI ABAD 

Antoni Abad esordisce verso la fine degli anni Ottanta realizzando sculture dalle forme fluide, mobili e metamorfiche, in rapporto con lo spazio a esse circostante, e spesso accompagnate da fotografie o da immagini in sequenza per rendere visibili le trasformazioni della materia. A partire dalla metà degli anni Novanta, Abad si concentra sul mezzo del video e, dopo una residenza presso il Banff Centre for the Arts ad Alberta, in Canada, presenta nel 1995 al MACBA Últimos deseos. Il lavoro è costituito da una proiezione sul soffitto dello spazio espositivo che mostra la sequenza di immagini di un funambolo il quale, visto dal basso, compie sulla corda tesa un passo dopo l’altro, incede incerto, e torna indietro, alla costante ricerca di equilibrio. Últimos deseos è stato in seguito esposto alla Biennale di Venezia curata da Harald Szeemann nel 1999.

Il 1996 segna l’inizio per Abad dell’uso di internet, con la versione online della videoinstallazione Sísifo, sviluppata per la piattaforma “MACBA online”. Da allora il suo lavoro si dirige principalmente verso la sperimentazione dei media digitali. Il progetto Z, la cui prima versione risale al 1999, anticipa il funzionamento dei social network: scaricando un software gratuito, visualizzato sullo schermo computer come una mosca, gli utenti possono interagire tra loro in maniera collettiva e simultanea. Nel 2003 il progetto Z ha ricevuto il premio Ciutat de Barcelona nella categoria Multimedia.

Nel 2004 Abad fonda megafone.net, un progetto che esplora le possibilità sociali di comunicazione insite nell’uso del telefono cellulare, uno strumento in grado di dare voce alle comunità emarginate dalla società. La proposta è rivolta a gruppi sociali diversi – immigrati clandestini, comunità sfollate, rifugiati politici, persone con mobilità limitata, prostitute, tra gli altri – che sono invitati a creare col telefono cellulare le proprie registrazioni sonore e video, e le fotografie, che sono pubblicate istantaneamente sul web. Durante i primi dieci anni di attività, Megafone.net ha esplorato diversi contesti urbani in tutto il mondo, in città tra cui Lleida, Ginevra, San Paolo, Città del Messico, Tindouf (Algeria), Montréal e Manizales (Colombia). Megafone.net, che come un “megafono” amplifica la testimonianza di queste comunità attraverso le loro cronache audio-visuali, è diventato un vero e proprio osservatorio di minoranze spesso ignorate, stereotipate o rappresentate superficialmente dai mass-media. Il progetto ha ricevuto nel 2006 il Premio Nazionale di Arti Visive della Catalogna e il Golden Nica Digital Communities del Prix Ars Electronica di Linz, in Austria. I dieci anni dell’attività di Megafone.net sono stati presentati in un’esposizione al MACBA nel 2014 attraverso un’installazione audiovisiva interattiva progettata appositamente dall’artista per gli spazi museali. Dal 2015 Abad ha sviluppato il progetto di comunità interattiva in Internet blind.wiki: http://blind.wiki. Attraverso l’uso di smartphone, un gruppo di persone non vedenti e ipovedenti è stato invitato a condividere le registrazioni audio geolocalizzate delle proprie esperienze quotidiane in città. Il progetto ha l’obiettivo di creare una nuova mappatura cittadina, che permette di vivere in contesto urbano attraverso le percezioni delle persone non vedenti. Blind.wiki ha coinvolto diverse città, tra cui Barcellona, Roma, Sydney, Berlino e Breslavia, per approdare quest’anno alla Biennale di Venezia, dove il progetto è stato presentato al Padiglione Catalano, col titolo La Venezia che non si vede.

Antoni Abad ha conseguito la laurea in Storia dell’Arte presso l’Università di Barcellona e l’European Media Master presso l’Università Pompeu Fabra a Barcellona. Ha partecipato alle biennali di Venezia, Lima, Mercosul Porto Alegre e Siviglia. I suoi progetti sono stati presentati in diverse istituzioni, tra cui ricordiamo: la Fundació Juan Mirò, Museu d’Art Contemporani e Centre d’Art Santa Mònica a Barcellona; il Centro de Arte Reina Sofía, La Casa Encendida e Matadero a Madrid; New Museum e P.S.1 a New York; Hamburger Banhof a Berlino e ZKM di Karlsruhe in Germania; Musac a León; Centre d’Art Contemporain a Ginevra; Museo de Arte Moderno di Buenos Aires; Laboratorio de Arte Alameda y Centro Cultural de España in Messico, e Centro Cultural São Paulo e Pinacoteca do Estado de São Paulo in Brasile.

 INFO PUBBLICO

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

ORGANIZZAZIONE

ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com

 

I Martedì Critici: Maria Morganti

23 MAGGIO 2017, ORE 19.30. TEMPIETTO DI SAN PIETRO IN MONTORIO

A cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala

Martedì 23 maggio avrà luogo il quinto appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività. Ospite del questo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, sarà Maria Morganti (Milano, 1965).

MARIA MORGANTI

Il colore è al centro della pratica e della riflessione di Maria Morganti, un colore che non si esaurisce nell’esperienza visiva, nel momento della percezione ottica, poiché costituisce la vera e propria materia con cui l’esistenza è plasmata. Il colore nelle opere di Morganti dà corpo a un mondo invisibile, rende manifesta la materia interiore. L’artista stessa si è definita una “travasatrice di colore”: “mi sento nella posizione di chi il colore lo fa o meglio di chi è il tramite perché il colore si attui, si concretizzi, diventi materia tangibile. Non che io mi senta una creatrice, un’inventrice, ma piuttosto solamente una travasatrice, un intermediario che collega un dentro con un fuori”. Sulle tele della serie Sedimentazione, Morganti ogni giorno stende uno strato di colore diverso, lasciando sul margine superiore un bordo sottile che mostra la successione delle stesure, rendendo così manifesto il processo insito dell’opera e introducendo un altro dei temi fondamentali del suo lavoro: il tempo. Il colore è infatti anche uno strumento di misurazione temporale, che risponde all’esigenza di lasciare una traccia della propria esistenza. Da questa riflessione nasce nel 2004 la serie dei Diari, tavole di legno lunghe un metro, su cui sono stati applicati strati di pittura che documentano i colori usati in studio dall’artista in un periodo dai due ai cinque mesi, come se fosse la linea cronologica di un’esperienza intima. Ma non è soltanto quando viene applicato sulla tela, carta o tavola, che il colore registra e racconta il vissuto: a fare da contrappunto a questi lavori, ci sono le opere della serie Residui, in cui i materiali residuali della pittura che si accumulano nello studio o sugli strumenti di lavoro diventano protagonisti. Il gruppo di opere intitolato Traccia è costituito da brandelli di carta assorbente con cui Morganti si è pulita le mani dal 1999 al 2016, dopo aver lavorato con i pastelli a olio alle Carte-Diario; Melma è un lavoro in progress costituito da un cubo di vetro che contiene una pittura grigiastra, la melma formatasi nel tempo sul fondo dello sgocciolapennelli dell’artista. Entrambi i progetti sono molto evocativi del passaggio del tempo che si deposita e stratifica sugli oggetti quotidiani, anche i più dimessi, e che l’artista si limita a indicare, a porre in evidenza. Come recita il titolo di una sua recente monografia: Il colore succede, non si provoca (2016). Il 10 maggio 2017, presso la Fondazione Querini Stampalia, presenta Svolgimento di un quadro, installazione permanente realizzata per la Caffetteria della Fondazione Querini Stampalia, a cura di Chiara Bertola.

Dal 1992 al 2012 ha coordinato gli Incontri del mercoledì, cominciati nel suo studio e proseguiti alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia: incontri tra artisti, dove un artista mostra, parla e riflette sul proprio lavoro insieme ad altri colleghi.

Dopo essersi diplomata presso il Liceo Artistico Statale Hajech di Milano nel 1985, Maria Morganti completa la sua formazione artistica a New York, dove frequenta i corsi alla New York Studio School, e successivamente alla New York University e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1992 si trasferisce a Venezia, dove tuttora vive e lavora.

Tra le sue mostre personali ricordiamo: Maria Morganti, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2006; Leporelli in White Screen, Via Farini, Milano 2007; Diario cromatico, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2008; Indugi con Bruna Esposito, Galleria Caterina Tognon, Venezia 2009; L’Unità di misura è il colore, Museo di Castelvecchio, Verona, 2010; Un diario tira l’altro, Galleria Ottozoo, Milano 2010; Procedere, trasformandosi, rimanendo, Galleria Caterina Tognon, Venezia, 2012; Giardini squisiti (con Massimo Kaufmann), Casa Testori, Novate Milanese, 2014; Pronuncia i tuoi colori, Galleria Ottozoo, Milano, 2015; Svolgimento di un quadro, Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2017. Tra le mostre collettive ricordiamo: la XV Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2008; Pittura aniconica, Casa del Mantegna, Mantova, 2008; Poetiche nomadi, Museo laboratorio ex manifattura tabacchi, Città Sant’Angelo, 2010; Sentimiento nuevo, MAMbo, Bologna, 2012; Visioni. La fortezza plurale dell’arte, Fortezza borbonica, Civitella del Tronto (Teramo), 2012; Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte contemporanea italiana, MAMbo, Bologna, 2013; Edra. Tutta l’Italia è silenziosa, Real Accademia di Spagna, Roma, 2015; Alchimie, Fondazione Bevilacqua La Masa, 2016; La pelle, Officina, Bruxelles, 2016; Boundary Issues, Unosunove, Roma, 2017; L’emozione dei colori nell’arte, GAM e Castello di Rivoli, Torino, 2017.

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