CONCERTO DI CHITARRA FLAMENCA “VIDA” DI PACO SOTO

Venerdì 27 aprile alle ore 19.00.
ingresso libero.

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Paco Soto, Águilas (1991). È cresciuto a Tangeri e forse, stando tra due acque, ebbe a 9 anni l’idea di diventare chitarrista di flamenco; da allora si è messo all’opera. Pubblica il suo primo disco “VIDA” a febbraio del 2017. Un disco fresco composto integralmente da Paco, dove collaborano maestri come Jorge Pardo o il Guadiana, come anche altre giovani promesse quali Sandra Carrasco. Un disco di chitarra flamenca con cenni alla musica andalusa, al jazz e alla musica classica e che gli ha permesso di essere considerato un nuovo e forte talento di quest’arte.

Possiede un gruppo, i “Paco Soto Sextet”, con il quale si è esibito in città come New York, Barcellona, Madrid, Amsterdam e Bruxelles, in luoghi di spicco come l’Istituto Cervantes di NY, Shrine, Cafè Berlin, Nova Jazz Cava, Jamboree… Durante la sua carriera ha collaborato con artisti di flamenco e di jazz come José Soto Sorderita, Montse Cortés, Jorge Pardo, Josemi Carmona, Javier Colina, Guadiana, Juan José Suárez “Paquete”, Los Chunguitos, Piraña, Sandra Carrasco, Pablo Martín Caminero, Sabú Porrina, Juanito Makandé, Bandolero, Kiki Morente, Juan Habichuela, Yelsy Heredia, Nino de los Reyes, Isaac de los Reyes, Paloma Fantova, Moises P. Sánchez, Julio Botti, Luis Guerra, Dan Ber Lior, José María Cortina…

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CONCERTO DI CHITARRA FLAMENCA “VIDA” DI PACO SOTO

VENERDÌ 27 APRILE ALLE ORE 19.00.
INGRESSO LIBERO.

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Paco Soto, Águilas (1991). È cresciuto a Tangeri e forse, stando tra due acque, ebbe a 9 anni l’idea di diventare chitarrista di flamenco; da allora si è messo all’opera. Pubblica il suo primo disco “VIDA” a febbraio del 2017. Un disco fresco composto integralmente da Paco, dove collaborano maestri come Jorge Pardo o il Guadiana, come anche altre giovani promesse quali Sandra Carrasco. Un disco di chitarra flamenca con cenni alla musica andalusa, al jazz e alla musica classica e che gli ha permesso di essere considerato un nuovo e forte talento di quest’arte.

Possiede un gruppo, i “Paco Soto Sextet”, con il quale si è esibito in città come New York, Barcellona, Madrid, Amsterdam e Bruxelles, in luoghi di spicco come l’Istituto Cervantes di NY, Shrine, Cafè Berlin, Nova Jazz Cava, Jamboree… Durante la sua carriera ha collaborato con artisti di flamenco e di jazz come José Soto Sorderita, Montse Cortés, Jorge Pardo, Josemi Carmona, Javier Colina, Guadiana, Juan José Suárez “Paquete”, Los Chunguitos, Piraña, Sandra Carrasco, Pablo Martín Caminero, Sabú Porrina, Juanito Makandé, Bandolero, Kiki Morente, Juan Habichuela, Yelsy Heredia, Nino de los Reyes, Isaac de los Reyes, Paloma Fantova, Moises P. Sánchez, Julio Botti, Luis Guerra, Dan Ber Lior, José María Cortina…

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MOSTRA “GREGORIO PRIETO E LA FOTOGRAFIA”

19 APRILE – 3 GIUGNO 2018

Prima retrospettiva dell’opera fotografica di Gregorio Prieto (Valdepeñas, 1897-1992), artista della generazione del ’27 e pensionado in questa Academia de España dal 1928 al 1933. Pur non avendo mai tenuto tra le proprie mani una macchina fotografica, compose, in collaborazione con artisti e amici, una serie di opere che lo vedevano protagonista di un racconto biografico immaginato, in cui è presente l’ammirazione per l’arte greca e latina e una personale interpretazione dell’avanguardia europea.

La mostra raccoglie il peculiare universo di Prieto attraverso tre fasi. Dalle opere realizzate durante la permanenza in Accademia insieme all’artista residente Eduardo Chicharro Briones, fino alle fotografie del suo successivo esilio a Londra –questa volta in collaborazione con lo scultore anglo-ispano Fabio Barraclough– e collage postisti e popares (adattamento nostrano della Pop Art) realizzati al ritorno in Spagna e in cui si evidenziano le forme classiche e religiose delle quali fu sempre affascinato. Giardini, terrazze e studi si riconoscono nelle immagini di un’Accademia in cui, oggi come ieri, i suoi creatori si affacciano ogni giorno sulla bellezza di Roma per innovare e sedurci con altri sguardi.

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CICLO DI CINEMA “SGUARDI SU ROMA”

MARTEDÌ DI CINEMA

 

“SGUARDI SU ROMA” – CICLO DI CINEMA DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA

 

L’Accademia presenta il ciclo di cinema “Sguardi su Roma – Miradas desde Roma”, a cura di Juan Francisco Del Valle Goríbar (Centro Sperimentale di Cinematografia). Durante il mese di aprile ci saranno tre sessioni nelle quali si presenteranno una selezione di cortometraggi e documentari di registi che nell’ultimo decennio sono stati borsisti presso l’Accademia.

Le sessioni, intitolate “Di cinema e di fantasmi”, “Le forme del cinema” e “Lo sguardo femminile”, avranno luogo i martedì 10,17 e 24 di aprile, e saranno un’occasione eccezionale per conoscere l’insieme dei progetti dei borsisti; lavori che in gran parte hanno avuto il loro inizio durante il soggiorno dei registi presso l’Accademia, e altri che sono stati finiti tempo dopo, ma sempre con l’impronta e l’influenza del periodo trascorso all’Accademia e nella città di Roma.

Un vero e proprio caleidoscopio nel quale ci sono forme, generi e linguaggi cinematografici intervallati, e dove sarà possibile vedere documentari, film sperimentali, saggi cinematografici, fiction, cinema-danza, ecc. Un cinema che sopravvive ai margini dell’industria e dei canali tradizionali del sistema cinematografico, ma dove è latente il desiderio di stare e vivere come espressione artistica e poetica. Un’occasione unica dove conteremo con la presenza di gran parte dei registi scelti, che alla fine delle proiezioni ci daranno l’opportunità di dialogare con loro.

“Sguardi su Roma” fa parte delle attività programmate dall’Accademia per celebrare il 145 ° anniversario della sua creazione, che si completeranno fino ad arrivare  ai 150 ° anni della detta commemorazione, per valorizzare e riflettere sul ruolo che ha avuto l’Accademia nel corso della sua storia.

CICLO DI CINEMA “SGUARDI SU ROMA”

MARTEDÌ DI CINEMA

 

“SGUARDI SU ROMA” – CICLO DI CINEMA DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA

 

L’Accademia presenta il ciclo di cinema “Sguardi su Roma – Miradas desde Roma”, a cura di Juan Francisco Del Valle Goríbar (Centro Sperimentale di Cinematografia). Durante il mese di aprile ci saranno tre sessioni nelle quali si presenteranno una selezione di cortometraggi e documentari di registi che nell’ultimo decennio sono stati borsisti presso l’Accademia.

Le sessioni, intitolate “Di cinema e di fantasmi”, “Le forme del cinema” e “Lo sguardo femminile”, avranno luogo i martedì 10,17 e 24 di aprile, e saranno un’occasione eccezionale per conoscere l’insieme dei progetti dei borsisti; lavori che in gran parte hanno avuto il loro inizio durante il soggiorno dei registi presso l’Accademia, e altri che sono stati finiti tempo dopo, ma sempre con l’impronta e l’influenza del periodo trascorso all’Accademia e nella città di Roma.

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STORIA DELLA DONNA ALL’ACCADEMIA

A partire dall’anno della sua fondazione, nel 1873, l’Accademia di Spagna in Roma ha accolto un totale di 943 residenti specializzati in diverse discipline. Di tutti questi solo un terzo sono donne, esattamente 314. Per più di metà secolo nessuna donna ha usufruito di un posto in Accademia. La prima fu la compositrice María de Pablos Cerezo, nel 1928. Si sarebbe dovuto attendere quasi quaranta anni per l’arrivo della seconda, la pittrice María Teresa Peña Echeveste, nel 1965. Un anno dopo arriverà anche la storica dell’arte Aida Anguiano de Miguel e, nel 1967, la restauratrice Carmen del Valle Galbán.

Se l’inserimento delle donne nell’Accademia è stato un processo troppo lento e faticoso, gli ultimi anni del secolo XX sono stati testimoni dell’inizio dell’inversione di questa tendenza. Il numero di donne sul finir del secolo si sarebbe elevato a 158, approssimativamente il 17 per cento del totale dei residenti. In ciò che abbiamo visto nel secolo XXI, già son passate per la nostra istituzione 360 borsisti; di questi, 204 sono uomini e 156 donne, così la percentuale è salita al 43 per cento.

Anche se questo incremento ha elevato la percentuale totale della presenza femminile nell’Accademia dalla data di fondazione ad oggi ad un 33 per cento, siamo ancora lontani di una parità ideale. Nonostante la presenza ogni volta sempre maggiore di donne tra i creatori, restauratori e ricercatori che ci accompagnano ogni anno, si punta indefettibilmente al superamento del debito storico di questa istituzione con rispetto al raggiungimento dell’obiettivo della parità di generi.

 

 

“OPERA DEL MESE” DEDICATA MARIA TERESA PEÑA

María Teresa Peña Echeveste (Madrid 1935 – Entrambasaguas de Mena, Burgos, 2002) – Prima donna borsista all’Accademia nell’anno 1965 nella specialità di pittura.

cattura 1

Pittrice ed esperta in incisione, formata nella Scuola Superiore di Belle Arti di San Fernando di Madrid, vinse nel 1965 una borsa nella specialità di pittura figurativa all’Accademia di Spagna.

I suoi anni a Roma furono di pienezza, durante i quali viaggiò anche per l’Italia, Francia, Olanda, Belgio e Germania, aprendosi alle correnti estetiche europee successive alla Seconda Guerra Mondiale.

Se in un primo momento realizzò una pittura di radice cubista che evolve verso l’astrazione, pian piano si orientò – spinta dalla sua profonda religiosità- verso il mondo delle periferie sociali. Inizia, così, un’esorabile evoluzione stilistica verso il neorealismo figurativo che  spesso approda ad un marcato espressionismo.

Le sue opere sono considerate una perfetta congiunzione dell’arte contemporanea con la fede cristiana. In uno dei suoi scritti intitolato Mi pintura (La mia pittura), dichiara: “Come nella Genesi, mi piace partire da fondi neri che non considero pittura, ma vuoto e oscurità. Su questo vuoto creato del nero, inteso come assenza di tutto, cerco di illuminare con la luce le figure che emergono […]. Questa luce piena di speranza che dissipa le tenebre non è altro che la Luce Assoluta. Ovvero, è Dio”.

OPERA DEL MESE

“Café de periferia” de Maria Teresa Peña – Depósito del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

In occasione della celebrazione della Giornata internazionale della donna, il ciclo “Opera del mese” inizia a marzo presso l’Accademia, con lo scopo di diffondere i fondi dell’istituzione attraverso la mostra periodica di alcune delle sue opere più rappresentative.

María Teresa Peña Echeveste, 1965 (1)